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1992 - 2006

Gli Affluente si fromano nel 1992. Il gruppo era formato da Carlo Cannella alla voce, Piero Angelini alla chitarra ed il fratello Giuseppe Angelini alla batteria (in seguito sostituito da Massimo Ferranti), Francesco Giaconi alla chitarra e Giorgio Olori al basso.
Nel 1993 esce il primo EP su 7" dal titolo Logica dominante, per la SOA Records e l' anno dopo è la volta di Moltitudine suina per la Applequince Records.
Nel 1995 esce lo split 12" con i Monkeys Factory per la Fabbricabulloni.
Nel 1996 viene registrato T.S.O.L. - Veri suoni della libertà, che però vedrà la luce solo nel 2000 per l' etichetta dello stesso Cannella, la Goddam Church Records. L'album prende il titolo dal nome dalla traduzione dell'omonima band californiana: True Sounds of Liberty. I titoli dei brani del disco sono poi la traduzione di nomi di gruppi della scena hardcore punk americana ed inglese.
Nel 1998 Cannella lascia gli Affluente.
Nel 2006 torna in studio con gli Affluente per la realizzazione del suo ultimo disco con la band: esce, sempre per la SOA Records, l'album Libera fame, che vede in copertina una foto della brigante Michelina de Cesare, compagna del brigante Francesco Guerra, uccisa dall' esercito del Regno d'Italia nel 1868.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IERI

Tratto da “La città è quieta…ombre parlano”una storia punk
di Carlo Cannella  – Senzapatria Editore


“.. m’incamminai verso la città con una velocità spaventosa, alla ricerca dei piccoli bastardi che avrebbero suonato negli Affluente…Francesco Giaconi, il chitarrista, era uno di quelli con un lieve accenno di alcolica taciturnità dipinta sul volto. Niente di grave, si capisce, ma a volte avevi l’impressione che mancasse completamente di rispetto verso il mondo. Per educazione e senso civico era un gentiluomo, affabile e generoso, ma se aveva problemi di stomaco era in grado di ruttare per ore senza vergognarsene nemmeno un po’, e se in testa gli frullava un pur minimo accenno d’incazzatura allora era perfino capace di mettere in dubbio la verginità della madonna. Se trovavi il coraggio di sdrammatizzare la situazione potevi chiedergli di tutto. Ad esempio: “Frankie, caro, cos’è questo cieco furore che ti porti dentro?” E lui: “Carlo, con tutto il rispetto, beato te che non hai capito un cazzo” Giorgio Olori, il bassista, era un ciccione cinico e baro. Su di lui potrei raccontarti episodi stupefacenti, ma siccome dovrei affrontare argomenti troppo delicati mi fermo qui. Però sia chiaro: non aveva un briciolo di attitudine punk. Piero Angelini, l’altro chitarrista, era il fratellino di Peppe. Era cresciuto con il tremendo desiderio di mettersi in un angolo a guardare il mondo mentre passava. A lui interessavano poche cose: la chitarra, il computer e le ragazze. Il resto assumeva una forma indistinta. Poteva anche andare a fuoco, tanto lui non avrebbe mosso un dito per spegnere l’incendio. Naturalmente Peppe Angelini provò a dare il suo solito apporto alla batteria, ma negli ultimi tempi, cristo santo, aveva mangiato davvero troppo. Era enormemente ingrassato. La pancia gli tracimava sul rullante, sudava come un porco e non aveva più la velocità di una volta. Quando scoprì che un virus di origine sconosciuta gli stava divorando il timpano dell’orecchio sinistro abbandonò le scene definitivamente. Al suo posto entrò in formazione Massimetto Ferranti …si adattarono benissimo a quello che io intendevo fare con gli Affluente, cioè suonare nello stile dei gruppi hardcore-punk americani dei primi anni ’80. Quella era la musica che io adoravo e con spirito dittatoriale imposi a tutti dieci ore di ascolto forzato. I dischi da amare erano quelli che anche mia madre, dopo un notevole fastidio iniziale e una certa indifferenza fra il 1985 e il 1990, aveva imparato a distinguere e a rispettare: Rock for light dei Bad Brains, Fresh fruit for rotting vegetables dei Dead Kennedys, Group sex dei Circle Jerks, Damaged dei Black Flag, Dehumanization dei Crucifix, Still screaming degli Scream, Victim in pain degli Agnostic Front, In my eyes e Out of step dei Minor Threat./ Inoltre pensai che il modomigliore per tornare nella mischia fosse registrare subito i primi pezzi e cercare di capire se il progetto poteva andare avanti oppure no.